Bottone nero cucito su panna (senza lattosio) con filo dolce-salato

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Questo dolce è il più buono che io abbia creato e ideato finora e ne sono proprio orgogliosa …😀

La GENESI di questo dolce.

Max: “Mile, a Settembre dobbiamo organizzare una cena sì da far incontrare B. e N. che non si vedono da una vita. Tipo carramba che sorpresa”.

Mile: “Certo Max. Che bello!”

B. è un caro amico di Max. N., è siciliano e vive a Milano da un po’. Max “ha trovati” entrambi nella compagnia che frequentava “qualche fidanzata fa”, per usare una sua espressione.

La storia PROSEGUE così con una bozza di dolce tirata giù su un blocchettino che avevo portato con me mentre la mia schiena si scaldava sulla spiaggia di Cayo Coco a Cuba ad Agosto appena trascorso. Un momento di “illuminazione” e ho pensato “sarà questo il dolce di quell’incontro a sorpresa”:

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La storia si SVILUPPA inseguito con la CENA PER FARLI INCONTRARE (quando organizziamo cene a casa nostra a me piace dare i titoli alle serate). Appuntamenti sfasati per non farli incrociare sotto casa. B. – che arriva con moglie e la bellissima piccola decisamente dopo – cosa esclama con fiero piglio milanese vedendo N.?!

“MIN..IA…N.!”.

Si sarà capito? Mah😀

La cena FINISCE così.

Bottone di Pan di Spagna al cacao amaro, limone e olio EVO tuffato in panna cotta senza lattosio, caramello salato con nocciole pralinate

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E le “mucchine” della foto di sopra sono una gentile concessione (temporanea) della piccola della serata.

Un super Grazie!

Note tecniche: la ricetta del pan di spagna al cacao amaro e limone con olio di oliva è di Leonardo di Carlo (Tradizione in Evoluzione, Chiriotti Editore – mi sono permessa di utilizzare la farina 0 anziché la 00);  ricetta della panna cotta da qui per me senza lattosio e vaniglia ma 4 gocce di estratto di vaniglia Bourbon; la ricetta del caramello da qui; per la ricetta delle nocciole pralinate qui (ero in cerca di ispirazioni e studiavo le bavaresi e guardate che bella scoperta e che brava lei!) 

Come vedete in alcuni bicchieri i bottoni di pan di spagna si sono un po’ spostati: i bicchieri non entravano nel frigo se non in un piccolo compartimento con griglia sollevabile. E per infilarli ho dovuto inclinarli. Alcuni sono riuscita a sistemarli, altri no. Rispetto alla bozza iniziale, col tempo ho deciso di sostituire le mandorle con la nocciola e la frolla salata al cacao con il pan di spagna. Decisamente meglio a mio avviso. Le foto? Be’ portate pazienza scattate durante la cena.

La “cucina degli avanzi” – chiffon cake alla cannella con curd di pesche, zenzero e cannella

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Un’occhiata al frigo per organizzare i pasti dei prossimi giorni prima di richiuderlo ancora per una settimana intera. Le pesche, acquistate con tanto slancio da Max, reclamano attenzioni e qualcuno che si decida a mangiarle. Mumble. Uova ce ne sono in abbondanza.

Ecco è la volta buona che in una volta sola provo due preparazioni che avevo da un po’ nel mirino: si illumina dapprincipio la lampadina del curd alle pesche e, a seguire considerando gli albumi che avanzerebbero dal curd, la chiffon cake che di albumi ne vuole 10 (!). Almeno nella ricetta contenuta dentro l’apposita “chiffon-pentola” che ho comprato l’estate scorsa al mercato della domenica nel paese dove vivono i miei. 

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L’idea di aggiungere la cannella nel curd è praticamente venuta col curd e integrando le pesche  con lo zucchero di canna integrale, il limone e gli altri ingredienti mi è “balenato nel naso” anche lo zenzero che ho in dispensa in polvere.

Un fresco e profumato accompagnamento per una morbidosa torta da colazione cui ho aggiunto della cannella per darle un po’ di “carattere” e sostituito la farina 00 con la farina 0. Per la storia della Chiffon Cake vi invito a leggerla da Alice, bravissima a raccontare la Storia e le origini di una ricetta o di un ingrediente (oltre che brava in tutto).

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Altre varianti mi ronzano in testa da un po’. A presto su questi schermi🙂

Un abbraccio e grazie!

Note tecniche: il procedimento per realizzare il curd l’ho presa da qui con dosi un po’ riviste e soprattutto senza vaniglia ma come scrivevo, zucchero di canna integrale, zenzero e cannella

Finalmente fichi anche per me! Frolla integrale con crema di mandorle e fichi caramellati

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Nonno Domenico – nonno materno – un tappetino di capelli bianchi morbidi che io accarezzavo ogni volta che lo salutavo, sigaretta sull’orecchio sinistro, canottiera di lana anche d’estate, aveva un orto che circondava casa e dove campeggiava – alto e fiero – un bellissimo albero di fichi su cui io adoravo arrampicarmi a raccogliere quelli più in alto e riempirmi poi di latte appiccicoso. Mancato lui, mio zio ha trasformato l’orto in un giardino. Alberi di fichi in campagna se ne trovano in giro; in città, in qualche orto un po’ più grandicello ovvero – da noi – lungo il canale che corre sotto casa.

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Io ho rinunciato ad acquistare i fichi, un frutto così speciale e delicato da gustare solo se raccolti e portati subito in tavola. La voglia rimane sempre tanta, vieppiù alimentata dalle belle ricette che leggo. Scrivo questo articolo a casa dai miei cui arrivo con la determinazione di fare un dolce ai fichi contando sulla collaborazione di mio padre: “Pa’ mi riporti i fichi per favore da una delle tue passeggiate?”. Ed eccolo arrivare con un carico di fichi. Mi racconta – e mia madre gli va dietro – che quando loro erano ragazzi si vedevano un sacco di cassette di fichi in campagna che venivano venduti al mercato, fatti seccare. Mio papà ricorda che quando era ragazzo aiutava suo zio Cesare – che aveva la campagna e vendeva prodotti della terra – a caricare cassette e cassette di fichi sul Tigrotto e poi all’alba partivano per andare a venderle al mercato coperto di Milano. Ho la pelle d’oca…Grazie Pa’. Grazie Ma.

E io con i fichi ho fatto anche colazione ;-) Ed eccolo il nostro dolce ricco soprattutto di ricordi ed esperienze condivise.

Grazie!

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Note tecniche: la ricetta della frolla integrale con olio di semi mais e zucchero di canna integrale l’ho presa da qui (già provata) per me senza lievito  , frolla che ho cotto insieme alla crema di mandorle senza burro né uova, per noi con zucchero di canna integrale. Non intendevo ricoprire la torta di fichi sicché ne ho caramellati solo 300gr con zucchero di canna integrale e succo di mezzo limone e poi è venuto fuori uno splendido girasole di fichi. 

Questo dolce non contiene né latte né burro.

Cornetti “abbronzati” in pasta brioche di LM con latte di nocciola e zucchero di canna integrale

Cornetti abbronzati pasta brioche LM

Continuo a condividervi un esperimento estivo con temperature elevate.

In fondo io dico sempre che “relegare” alcuni dolci solo ad un periodo dell’anno – nel rispetto della stagionalità dei prodotti – non mi pare ragionevole. Evviva l’impasto del panettone anche d’estate! Manco il mio desiderio fosse stato ascoltato e scopro che da qualche anno si susseguono eventi in giro per l’Italia a proporre il Panettone d’estate. Ooolà.

Io il Panettone non ho ancora provato a farlo d’estate ma continuo a divertirmi e sperimentare con il mio lievito madre. Mi piace osservare e capire come reagisce alle variazioni di temperature e come interagisce con altri ingredienti. E poi, continua a piacermi – e molto – avere un buon dolce,  “morbidoso” e fatto in casa anche quando fa caldo. Per cui il forno continuo ad accenderlo anche d’estate sebbene in modo decisamente ridotto e cercando di farlo quando Max non c’é così – almeno – a fare la sauna sono solo io. Yeah! E adesso, nel momento in cui scrivo, a qualche giorno dalla loro realizzazione le temperature sono precipitate…mah

E infine – diciamocelo – avevo una gran voglia di “masse lievitate”. Ohibò, ognuno ha le sue. Ho sperimentato i cornetti di pasta brioche con lievito madre direttamente da qui. Date le alte temperature, io ho provato ad usare il LM rinrescato (non l’esubero) e ho fatto tutto in giornata*. E perché mai “abbronzati“? A parte la stagione per chi cura la tintarella, io ho usato il latte di nocciola che, se non lo avete mai visto, é colore…vediamo un po’….diciamo color (strega comanda color AHAHAH) latte al caffé. Volendo accentuare inoltre proprio il coloreho usato zucchero di canna integrale che é decisamente scuro. Avete presente il colore della crema fredda di caffé? Ebbene l’impasto era esattamente di quel colore con un intenso profumo di tostato e caffé.

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E a decorare, una spennellata di miele all’arancio – prima scaldato, giusto il tempo di renderlo liquido – e granella di nocciole tostate. 

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Il tutto accadeva mentre un baldo giovane – alto 30cm in più di me (vero: non ci vuole molto) e forse 60 kg più di me – si “divertiva” a imbiancarci casa. Per cui io, nonostante la “reggia” a soqquadro (che bello: è da un sacco che non mi capitava di usare l’unica parola in italiano che si scrive con 2Q…perdonate, la bellezza della lingua italiana ogni tanto mi fa derivare…non solo quello😉 ) dicevo, nonostante il caos mi sono ricavata il mio angolino per i cornetti abbronzati. E sono venuti decisamente buoni! Una volta testati, un gentile omaggio anche al baldo giovane.

Grazie!

 *Note tecniche: 1) io ho rinfrescato alla mattina e dopo 3h ho lavorato gli ingredienti a formare una palla; 2) lasciata riposare 10 minuti l’ho stesa e ritagliato i miei triangoli (12 per l’esattezza) e  formato i cornetti lasciandoli vuoti; 3) dopo (per me) 7h ho infornato senza spennelarli ulteriormente (essendo già scuri) e,  una volta tirati fuori dal forno, subito spennellati con il miele e decorati con granella di nocciole tostate.

Maritozzi – chiudo gli occhi e sento il mare

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Mi viene d’obbligo fare una premessa: volevo tornare su “questi schermi” a metà Settembre. Le ferie estive sarebbero allora finite; avrei avuto più agio per organizzarmi; mi sarebbe piaciuto farlo (tornare su “questi schermi”) con un articolo che fosse inerente al viaggio grosso fatto ad Agosto. Mi ero però dimenticata di rimuovere la programmazione dell’articolo “Muffin con Cocco e Mirtilli” e bon, articolo pubblicato. Rientro anticipato. Tuttavia sono ancora un po’ in affanno: il rientro al lavoro dal “viaggione” è stato ed è impegnativo non tanto dal punto di vista emotivo quanto dal punto di vista del carico di lavoro in sè. Inoltre ad inizio Settembre Max ed io andremo, per chiudere in bellezza l’estate 2016, a trovare i miei. Questo e l’altro fanno sì che la “mia cucina” non sia ancora a regime così come la mia presenza su questi schermi. Il ché spiega la mia rara e centillinata presenza sia da me sia, soprattutto, da voi cui invece adoro dedicare tempo di qualità, non foss’altro per premiare l’impegno e l’entusiasmo. Pian pianino mi rimetto in carreggiata. Nel frattempo vi condivido alcune dolci storie che ho realizzato quest’estate.

Chiudo gli occhi e sento il porfumo della salsedine. Il calore del sole sulla pelle. Il profumo delle creme solari. Sento rumore di motorini, macchine accaldate in cerca di parcheggio. Voci allegre, alcune divertite, altre stanche, altre spossate dal caldo già di primo mattino. Lontano, racchettoni darsi il cambio. Rumori di giochi di plastica trascinati in reti come pesce appena pescato appeso all’amo di passeggini dinoccolati a forza di andare e venire dal mare. Bambini. Tanti. E prima di unirmi come pesce-umano ad altri pesci sulle spiagge sento distintamente il profumo delle paste fresche disposte ordinatamente sui ripiani della pasticceria di fronte alla quale inevitabilmente passavo quando andavo al mare, nei miei giorni Pescaresi.

Al ché io e mia sorella ci guardavamo e i nostri occhi dicevano “Che facciamo entriamo e ci prendiamo qualcosa?” Alle volte cedevamo a quel profumo di dolce fresco e appena sfornato. Entravamo e la scelta era spesso tra i cornetti sfogliati ripieni di confettura e maritozzi con la panna. I preferiti di mamma.

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Ed è questo il dolce che oggi voglio proporvi perché da un po’ durante questa estate ho chiuso gli occhi e l’ho chiamato alla memoria. Un dolce non dolce (spesso presenti da me: trovo quel sapore “la base” dei dolci lievitati da cui poi – nel caso –  realizzare altro di più ricco). Un pane, morbidoso e lievitato dalla mollica compatta lievemente dolce. E poi ripieno di panna fresca montata. Adoravo il sapore della pasta del maritozzo. La panna, pur piacendomi tanto, facevo fatica a mangiarla di prima mattina. Motivo per cui la propongo qui senza panna. Anche perché sto parlando di paste non pasticcini. Il maritozzo era lungo una 20cm. Insomma era davvero un bel pasto. Da noi si trovano altresì i mignon ma arriva prima la “pasta” e poi il “pasticcino” dalle dimensioni ridotte.

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Una delle diverse differenze che mi colpì (questa, rispetto ad altre, mi fece meno male) anni fa arrivando a Milano fu proprio la dimensione dei pasticcini. “Ma dove hanno messo le paste normali?!” E dopo una, due e tre pasticcerie in cui di dimensioni normali c’erano solo i cornetti e i saccottini e un esercito festoso e colorato di mignon ho finalmente – e tristemente – realizzato che qui non si usano le dimensioni normali e che per le bombe, i maritozzi, code di gamberodiplomatiche diciamo – per me – tradizionali o mi facevo un viaggio apposta (poco agevole) o imparavo a farmele da me.

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Mi sembra di aver optato inconsapevolmente, allora, felicemente consapevole, ora, per la seconda😉

Grazie!

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Note tecniche: la ricetta dei maritozzi l’ho presa qui con le seguenti varianti: amido di riso al posto della farina di riso; buccia grattuggiata di un limone anziché di arancia.

Considerazioni generali: 1) dopo 7 gg i maritozzi erano ancora morbidissimi; 2) per le forme che avevo in mente io credo che dovrò aumentare la dose di 25-30 gr; 3) nel sapore dei maritozzi che ricordo io non trovo l’arancia motivo per cui ho messo il limone (oltre che per impossibilità di reperimento). Non sono convinta che il sapore sia lo stesso. Motivo per cui mi sono ripromessa di immolarmi: in uno dei miei prossimi giri in terre d’Abruzzo maritozzo sia. Per la causa questo e anche una coda di gambero😀

Muffin cocco e mirtilli

Oggi ho voglia di pubblicare questa ricetta che ho fatto qualche mese fa per Marco. Anche lui ha deciso di prendere un’altra strada (ormai del “nucleo forte” di colleghi sono rimasta solo io…) e per salutarci: “Mile ti andrebbe di farmi qualcosa di veloce e buono?”. “Mile, PRESENTE!”.

Con i muffin ci si può davvero divertire a miscelare, integrare e combinare gli ingredienti. Non presentano particolari difficoltà. Non sono lunghi da preparare tantomeno da cuocere. E sono, a mio avviso, un’ottima colazione e una sfiziosa merenda. Insomma se qualche volta si è a corto di un dolce (e poco tempo a disposizione) il muffin può essere una soluzione.

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La ricetta arriva dal Libro d’oro dei Dolci, leggermente modificata: tolto la cannella che a Marco non piace e utilizzato la farina di tipo 1 anziché la farina 00. Avevo voglia di un sapore meno preciso e pulito, leggermente “ruvido” al palato che contrastasse con il dolce dello zucchero, burro, cocco.

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E cosi ho ottenuto l’accennato contrasto che cercavo. Non so se gli altri lo hanno percepito. Sembra però abbiano apprezzato: vassoio azzerato🙂

E invece Marco non è riuscito a mangiarne nemmeno uno. AHAHAH!

So che con Marco e famiglia non mancherà occasione di condividere qualche altro dolce in compagnia. Sicuramente per un futuro e programmato lievo evento ormai prossimo.

E quindi à la prochaine!

Grazie!

Torta Max2016 – per scoprirla devi leggere

Torta Max2016 dall_alto

Oltre all’emozione di avere una torta intitolata a mio nome scopro ora che saranno una all’anno! WOW. Bella storia!

Allora intitoliamo questa Max15” (togliamo il 2000, presumo che non vivrò altri 100 anni…).”

Scriveva così Max lo scorso anno in fondo all’articolo della torta che avevo fatto per lui in occasione del suo compleanno.

Nel frattempo, io la torta dello scorso anno non l’ho “rititolata”, ma quest’anno l’ho chiamata apposta Max2016 (sì preferisco la versione per esteso…del resto il blog è mio, no?!).

Quanto è importante ascoltare. Non metto nemmeno il punto interrogativo giacché è una domanda retorica. Fondamentale, essenziale, importante, (alle volte) vitale, difficile…Questi i primi aggettivi che mi vengono in mente senza pretesa di esaurirli tutti.

Non si ascolta solo con le orecchie ma anche con altri sensi – mi verrebbe da scrivere – ci si apre ed accoglie anche con tutti gli altri sensi. 

E senza timore alcuno di farlo arrossire (quello capita a me) Max è una delle pochissime persone che io conosco che sa davvero ascoltare; prendersi in giro senza pudore; gioire delle piccole cose; arrabbiarsi per le ingiustizie; incuriosirsi di tutto….e qui mi fermo perché 1) ho un blocco in gola 2) se annovero tutti i pregi cosa scrivo il prossimo anno? 3) perché non voglio che l’articolo sia troppo melenso. Chioso con un TIÉ che mi sembra appropriato.

E quindi quest’anno per festeggiare cotanto uomo una bella torta moderna di quelle da conservare a temperature tra 0° – 4° e servire tra 7° – 10° (questo da definizione ma io il termometro non l’ho usato prima di servirla e ahimé, come potete vedere, la conservazione nel mio frigo non è a temperatura ottimale/suggerita. Ma noi questo frigo abbiamo, per ora). In particolare base di biscotto al cacao amaro, mousse al caffé, disco di cioccolato al latte con fiocchi di mais e mandorle, mousse al pistacchio. Ad onor del vero avrei voluto ultimarla con la glassa verde di Knam ma non avendo l’abbattitore e con il “pericolo” delle alte temperature ho preferito non rifinirla con la glassa ma con una delicata decorazione con granella di pistacchi gocce di cioccolato fondente e <3 di biscotto al cacao amaro.

Ed eccola a voi mesdames et messieurs affinché possiate gustarla almeno con gli occhi🙂

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Ci rivediamo nella seconda metà di Agosto. Un abbraccio virtuale a tutti.

Grazie!

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Note tecniche: per la base biscotto al cacao amaro: ho usato la ricetta de LA CUCINA ITALIANA fornitami in dispensa ad uno dei corsi cui ho partecipato (docente Marco Canevari) e con cui avevo fatto la MARQUISE; per la mousse al caffé ho usato questa ricetta con dosi dimezzate, senza gocce di cioccolato e la mousse, spalmata sulla base biscotto, l’ho messa in freezer subito per 4h; per il disco di cioccolato al latte con fiocchi di mais e mandorle ho usato la ricetta de LA CUCINA ITALIANA fornitami in dispensa ad uno dei corsi cui ho partecipato (docente Marco Canevari); per la mousse al pistacchio ho usato la ricetta de “La Cucina Italiana” mese di Maggio 2016 sostituendo il latte intero con il latte – questa volta – di riso.


Cotanta donna…!!

Forse mettere per esteso 2016 serve per augurarmi di esserci per il 2100… Non te né me lo auguro!