Muffin cocco e mirtilli

Oggi ho voglia di pubblicare questa ricetta che ho fatto qualche mese fa per Marco. Anche lui ha deciso di prendere un’altra strada (ormai del “nucleo forte” di colleghi sono rimasta solo io…) e per salutarci: “Mile ti andrebbe di farmi qualcosa di veloce e buono?”. “Mile, PRESENTE!”.

Con i muffin ci si può davvero divertire a miscelare, integrare e combinare gli ingredienti. Non presentano particolari difficoltà. Non sono lunghi da preparare tantomeno da cuocere. E sono, a mio avviso, un’ottima colazione e una sfiziosa merenda. Insomma se qualche volta si è a corto di un dolce (e poco tempo a disposizione) il muffin può essere una soluzione.

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La ricetta arriva dal Libro d’oro dei Dolci, leggermente modificata: tolto la cannella che a Marco non piace e utilizzato la farina di tipo 1 anziché la farina 00. Avevo voglia di un sapore meno preciso e pulito, leggermente “ruvido” al palato che contrastasse con il dolce dello zucchero, burro, cocco.

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E cosi ho ottenuto l’accennato contasto che cercavo. Non so se gli altri lo hanno percepito. Sembra però abbiano apprezzato: vassoio azzerato🙂

E invece Marco non è riuscito a mangiarne nemmeno uno. AHAHAH!

So che con Marco e famiglia non mancherà occasione di condividere qualche altro dolce in compagnia. Sicuramente per un futuro e programmato lievo evento ormai prossimo.

E quindi à la prochaine!

Grazie!

Torta Max2016 – per scoprirla devi leggere

Torta Max2016 dall_alto

Oltre all’emozione di avere una torta intitolata a mio nome scopro ora che saranno una all’anno! WOW. Bella storia!

Allora intitoliamo questa Max15” (togliamo il 2000, presumo che non vivrò altri 100 anni…).”

Scriveva così Max lo scorso anno in fondo all’articolo della torta che avevo fatto per lui in occasione del suo compleanno.

Nel frattempo, io la torta dello scorso anno non l’ho “rititolata”, ma quest’anno l’ho chiamata apposta Max2016 (sì preferisco la versione per esteso…del resto il blog è mio, no?!).

Quanto è importante ascoltare. Non metto nemmeno il punto interrogativo giacché è una domanda retorica. Fondamentale, essenziale, importante, (alle volte) vitale, difficile…Questi i primi aggettivi che mi vengono in mente senza pretesa di esaurirli tutti.

Non si ascolta solo con le orecchie ma anche con altri sensi – mi verrebbe da scrivere – ci si apre ed accoglie anche con tutti gli altri sensi. 

E senza timore alcuno di farlo arrossire (quello capita a me) Max è una delle pochissime persone che io conosco che sa davvero ascoltare; prendersi in giro senza pudore; gioire delle piccole cose; arrabbiarsi per le ingiustizie; incuriosirsi di tutto….e qui mi fermo perché 1) ho un blocco in gola 2) se annovero tutti i pregi cosa scrivo il prossimo anno? 3) perché non voglio che l’articolo sia troppo melenso. Chioso con un TIÉ che mi sembra appropriato.

E quindi quest’anno per festeggiare cotanto uomo una bella torta moderna di quelle da conservare a temperature tra 0° – 4° e servire tra 7° – 10° (questo da definizione ma io il termometro non l’ho usato prima di servirla e ahimé, come potete vedere, la conservazione nel mio frigo non è a temperatura ottimale/suggerita. Ma noi questo frigo abbiamo, per ora). In particolare base di biscotto al cacao amaro, mousse al caffé, disco di cioccolato al latte con fiocchi di mais e mandorle, mousse al pistacchio. Ad onor del vero avrei voluto ultimarla con la glassa verde di Knam ma non avendo l’abbattitore e con il “pericolo” delle alte temperature ho preferito non rifinirla con la glassa ma con una delicata decorazione con granella di pistacchi gocce di cioccolato fondente e <3 di biscotto al cacao amaro.

Ed eccola a voi mesdames et messieurs affinché possiate gustarla almeno con gli occhi🙂

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Ci rivediamo nella seconda metà di Agosto. Un abbraccio virtuale a tutti.

Grazie!

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Note tecniche: per la base biscotto al cacao amaro: ho usato la ricetta de LA CUCINA ITALIANA fornitami in dispensa ad uno dei corsi cui ho partecipato (docente Marco Canevari) e con cui avevo fatto la MARQUISE; per la mousse al caffé ho usato questa ricetta con dosi dimezzate, senza gocce di cioccolato e la mousse, spalmata sulla base biscotto, l’ho messa in freezer subito per 4h; per il disco di cioccolato al latte con fiocchi di mais e mandorle ho usato la ricetta de LA CUCINA ITALIANA fornitami in dispensa ad uno dei corsi cui ho partecipato (docente Marco Canevari); per la mousse al pistacchio ho usato la ricetta de “La Cucina Italiana” mese di Maggio 2016 sostituendo il latte intero con il latte – questa volta – di riso.


Cotanta donna…!!

Forse mettere per esteso 2016 serve per augurarmi di esserci per il 2100… Non te né me lo auguro!

Come trasformare un “incidente” in un successo – Torta morbida con marmellata nell’impasto

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Non tutte le ciambelle escono col buco. Ma la mia è uscita con il buco. Vero!

Peccato però che l’obiettivo non era fare una ciambella ma realizzare la marmellata di arance con il metodo Ferber, metodo di cui sono sicura avrete letto nella rete (nel caso non fosse così, qui uno dei tanti articoli). In estrema sintesi: la particolarità risiede nel lasciare macerare la frutta con lo zucchero e gli aromi una intera notte in frigo.

Io ho seguito questa ricetta peccato però che abbia fatto cuocere un po’ troppo la marmellata che una volta messa nei vasetti, girati e raffreddata non è più riscesa. Gulp!

Cavoli. Posso mica buttarla, con tutto il popò di roba che c’è dentro?! E poi quel profumo mentre la preparavo. Mmmm. No, io voglio ancora sentirlo, assaggiarlo e gustarmelo!

Mi sono ricordata di aver visto nella blogosfera una ricetta di un dolce in cui la marmellata o la confettura erano nell’impasto. E cerca che ti cerca ho trovato questa ricetta fra le tante. Perché mi ha colpita proprio questa? Forse perché manca la foto (e quindi lascia un pochino di spazio alla fantasia) ma soprattutto perché c’era una storia di confidenze – seppur breve – e una fonte: una torta che conquista un palato, “palato” che chiede con insistenza la ricetta alla sua realizzatrice e che alla fine “molla” e condivide (non “cede” bensì “condivide”). Voilà la soddisfazione: il piacere di condividere e l’umiltà di riconoscere che arriva da qualcun’altro.

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Alle marmellate e confetture è inoltre associato un mio caro ricordo. La confettura di pesche che mia madre ed io facemmo insieme l’estate di tanti anni fa: vivevo ancora a Pescara. Non ricordo più se comprammo o ricevemmo le pesche sta di fatto che ne erano una esagerazione. Facemmo non so quante decine di vasetti di marmellata di peschemamma ed io, un pomeriggio d’estate. Senza mai smettere di girare. Ci alternavamo perché alla fine le braccia erano spossate dalla stanchezza. Ricordo che avvicinammo il tavolo della cucina ai fuochi sì da poterci almeno sedere mentre imperterrite giravamo la marmellata alternandoci. Non vi dico poi gli schizzi della marmellata rovente sulle braccia. Ogni tanto io mollavo un urlo ma orgogliosa e sorridente non desistevo: mamma ed io stavamo facendo la nostra prima confettura, di pesche, insieme. Ricordo dolce indelebile e fiero stampato dritto dritto a colori e profumi nel cuore e negli occhi.

Torta morbida con marmellata tagliata

La torta è davvero “morbidosa” e profumata e regala soddisfazioni🙂

Grazie!

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Note tecniche: 1) io la marmellata di arance l’ho fatto esclusivamente con zucchero di canna integrale; 2) per la torta, per continuità di gusto e colori, ho usato zucchero di canna integrale e l’acqua l’ho usata per diluire la marmellata che ho ulteriormente passato al frullatore; 3) avendo scelto uno stampo profondo ho cotto nel ripiano basso del forno – anziché come generalmente indicato quello intermedio – per circa 60′.

Crostatine di grano saraceno e confettura semplice di more – il giardino di Memole

Crostatine di grano saraceno dallalto tagliate

Durante la settimana mi capita di percorrere in bici una strada della mia città, strada che a me piace molto. É una strada non ad intenso traffico, costeggiata di qua e di là di case e tanti giardini.

Una di queste case esercita su di me un fascino magico. Non è una casa che conquista architettonicamente. É a più livelli, alta e grigio-glicine. E ha un giardino, il suo giardino.

Ebbene, ogni volta che le passo davanti mi sembra di passare davanti al giardino di Memole. O per essere più precisi il giardino di Mariel dove Memole viveva. Corre d’obbligo una precisazione. “Memole dolce Memole” è un cartoneanimato, che io ho adorato, passato in Italia negli anni ’80. Protagonista indiscussa è Memole del pianeta Filo Filo che per un guasto alla astronave del suo popolo finisce nel pianeta Terra, in particolare atterrando nel giardino di Mariel, una dolce ragazza ammalata che sarà salvata inaspettatamente da una lacrima di Memole scesa sulla sua guancia. Nasce così una splendida amicizia tra “popoli diversi” (cartone solo per bambini? Mah).

Adoravo – scrivevo – quel cartone. Ne adoravo lo stile, i paesaggi che sembrano acquarelli, i colori, Memole che sembra un folletto. E pensavo che forse qualche folletto in giro nei giardini c’era e che se avessi guardato bene lo avrei trovato anche io. Oppure magari era nella mia cameretta così piccolo da non vedersi spaventato dalle mie dimensioni e dalla voce. E così, ogni tanto mentre studiavo, smettevo di colpo di parlare e mi giravo di colpo nella speranza di intravederne qualcuno. Nada…

Ebbene quella casa con i suoi colori e il suo giardino mi fanno ancora fantasticare di folletti e cose belle e buone.

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E con quella magia nel cuore ho realizzato queste tartellette di farina di grano saraceno, farina di riso, fecola di patate e zucchero di canna integrale  riempite di una confettura veloce di more a cui ho aggiunto un cucchiaio di sciroppo magico di Sambuco, prezioso e non sapete quanto apprezzato dono.

E così ogni morso è diventato magico.

Grazie!

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Note tecniche: la ricetta della frolla con farina di grano saraceno l’ho presa qui , per me dose doppia, riducendo la quantità di limone: desideravo evidente il sapore della farina di grano saraceno. Confettura veloce poiché ho cotto le more (x me 375gr) con un cucchiaio di sciroppo di sambuco e uno di acqua e poi ho aggiunto lo zucchero di canna integrale (36 gr) cuocendo fino alla consistenza desiderata. Come da regola appresa in un corso di pasticceria, ho fatto riposare 24h la frolla (mai nel caso usaste il lievito che rilascia i gas da lievitazione rovinando poi la frolla) e cotto la frolla insieme alla confettura veloce (senza, dunque, la cottura in bianco).

Questa ricetta non contiene lattosio e non contiene glutine

Crostata di frutta 2.0.

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Per me la crostata di frutta è un “must”: non posso andare incontro all’estate senza averne fatta una versione. Lo scrivevo qui: uno perché è la torta – nelle sue n-mila varianti – con cui abbiamo sempre festeggiato mamma e due perchè adoro la frutta. E poi il “2.0” mi sembra scandire – senza fretta, fluisce tranquillamente – la vita delle pagini dolci del mio diario, del mio blog. Per questo ne vorrò fare una all’anno.

“Versioni” o “varianti” dal momento che con la crostata di frutta ci si può divertire – letteralmente – con colori, sapori e composizioni.

E così è stato anche questa volta. I colori mi danno energia, mi rafforzano l’umore e mi fanno sorridere ulteriormente. La frutta è – anche lei – un dono e così mi sembra di premiarla ulteriormente combinandola in un dolce alla frutta in cui protagonista indiscussa è proprio lei: la frutta di stagione, di questa fine primavera piovosa ed inizio estate che sapremo solo vivendo.

Anche questa volta niente crema per me, né panna: trovo che il processo di fermentazione con la crema e la panna sia più veloce. Inoltre mi piace “sentire” gli zuccheri della frutta senza aggiunte. La mia “solita” variante è uno strato di marmellata o confettura, in questo caso marmellata di arance Bio di Sicilia.

Nelle mie intenzioni, cuocio in bianco la frolla e poi – da fredda – stendo un velo sottile di confettura o marmellata. Peccato che questa volta, in preda ad altre N preparazioni per una cena a casa con amici, me ne sia dimenticata e ho cotto tutto insieme. Quando poi ho composto il dolce e visto che un po’ la frutta “sguisciava” mi sono resa conto di aver fatto una MILENATA😉

La crostata era ottima.

Grazie!

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NOTE TECNICHE: uso la ricetta della frolla fornitami a valle di un corso base di Pasticceria.

Una passeggiata rigenerante verso la basilica di Manoppello (Pe)

Per me camminare é rilassante. Camminare nel verde é rigenerante. Dal punto di vista sportivo, sono per gli sport di resistenza piuttosto che per quelli di breve durata e forte ed immediata intensitá. Mi piace camminare fino allo “sfinimento”, fino a sentire le gambe dure e rigide. Quest’anno peró non l’ho fatto cosi spesso.

Mio papá cammina 3 volte alla settimana e mediamente fa 10 km (e più) nelle strade di campagna dove abitano i miei.

Da qualche anno lui e i suoi compagni di camminata, ai quali recentemente si é aggiunta mia sorella, la terza domenica di Maggio – tempo permettendo – partono da casa dell’amico M. e arrivano a Manoppello, presso la Basilica Del Volto Santo percorrendo a piedi circa 19 km attraverso posti incantevoli. La terza domenica di Maggio é, infatti, il giorno in cui il Volto Santo é portato in giro per le strade del paese. Il “Volto Santo” é un telo sul quale é impressa l’immagine di un uomo visibile da entrambi i lati della tela. Studi storici e religiosi affermano che trattasi del Volto di Cristo e che quella tela, dal punto di vista religioso, é più “importante” della Sacra Sindone che peró – almeno per sentito dire – tutti conoscono e il Volto Santo un po’ meno. Io stessa sono venuta a conoscenza dell’esistenza del Volto Santo nella Basilica di Manoppello recentemente. Vi lascio doverosamente queste informazioni per non dare nulla per scontato.

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Partiti da circa 40′. La mia ombra e quella di M.. Davanti: mia sorella, mio papà e F.
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Strada facendo. Silenziosa, sorridente e emozionata mi sento ospite amata della Natura.

Come saggiamente – oserei dire – mio padre ha commentato “Ognuno partecipa alla camminata per i propri motivi di cui non deve dare conto a nessuno. L’importante é rispettarsi reciprocamente”.

Quest’anno ho avuto la fortuna di unirmi anche io alla allegra brigata: mio padre, mia sorella, F. e M..

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Lo sguardo severo e rassicurante della Maiella Innevata

Non hai bisogno di parlare sempre durante le 4 ore di camminata. Il paessaggio intorno ti riempie gli occhi, ti colma la bocca di afone esclamazioni, ti gonfia il cuore di bellezza, pienezza e umiltá. Abbiamo camminato per oltre 4h accompagnati costantemente dal Sole e dalla presenza, severa e rassicurante, della Maiella innevata. A metá percorso prima tappa alla fontana e seconda colazione della mattina. Pochi minuti di ristoro fisico e si riparte per altre 2 h abbondanti gli ultimi 20′ dei quali in salita. Ogni tanto incrociamo qualche ciclista della domenica. E il Sole e la Maiella sempre al nostro accanto. E la Basilica sulla sommità della collina, proprio a dovertela guadagnare.

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Ci siamo quasi

Seguo la brigata nella Messa. Usciamo e le nuvole che avevano cominciato a macchiare il cielo si fanno sempre più compatte. Il tempo sta cambiando. Ci mettiamo in macchina – eh sí F. era venuto il giorno prima con mio papà a lasciare una vettura che scarozzasse gli atleti al ritorno – pochi metri e inizia a piovere. Piove, piove, tuoni e lampi per tutto il resto del giorno.

Incredibile vero? “il bel tempo” ci è sembrato un dono per consentirci di vivere insieme questa esperienza. Non è cosí ma sembra quasi, consentendomi le foto e le emozioni che ho vissuto e sto condividendo.

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La facciata della Basilica appena arrivati e le nuvole che cominciavano ad addensarsi

Grazie!

Fiocchi di Neve in estate – palline di dolcezza con lievito madre

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Noi credevamo fosse una novità. Sembrava l’ultimo lievitato con lievito madre di grido che spopolava in rete. “Dobbiamo rifarli Milena” la mia ufficiale fornitrice di nuove ricette con lievito madre – Anna Laura – provenienti da FB in cui non ho account.

E così parlando con una nostra collega napoletana appuriamo che a Napoli sono famosissimi e che quando lei torna giù a trovare il papà e i suoi fratelli immancabilmente ne comprano un vassoio.

Provate a digitare Pasticceria POPPELLA DI NAPOLI e vedrete che fantastiche immagini salteranno fuori.

Noi dal lontano Nord – ahimé – non li conoscevamo ma abbiamo con gioia, giubilo e immensa soddisfazione colmato questa “goduriosa”lacuna. FIOCCHI DI NEVE.

Azzardo un paragone per darvi l’idea della sofficità: pensate al sederino di un bambino e la sua pelle liscia. Ecco tali saranno i vostri “Fiocchi Di Neve” soffici come un pane di nuvola, lisci come velluto e buoni da giubilo. La pasta è solo lievemente dolce tanto basta per dare la spinta al sapore del ripieno: ricotta vaccina e panna con crema al latte (per me di riso).

Contrariamente allo spirito del mio blog che non è un blog di ricette, in questo caso non potendo menzionare la fonte o allegare il link vi riporto la ricetta che Anna Laura ha recuperato su FB e relativo procedimento e inserendo tra parentesi i miei interventi/modifiche.  

La furbetta – IO – ha fatto una delle sue “Milenate”: non ho fotografato il fiocco né da sotto né tagliato per farvi vedere il di dentro. Eh! Ogni tanto ne faccio (e generalmente ci rido abbondantemente su, come in questo caso). Il di dentro è esattamente quello che la rete vi propone “googolando fiocchi di neve”.

Vi dico che i commensali ai quali ho offerto il dolce mi hanno chiesto di poter portarsi a casa alcuni fiocchi di neve avanzati. … Piccole soddisfazione che fanno la giornata … SÌ! Il merito va naturalmente alla PASTICCERIA POPPELLA. A me il piacere di averli riprodotti e condivisi.

Grazie!

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[Se qualcuno che usa WPress sapesse anche come si fa a eliminare l’interlinea e volesse dirmelo, gliene sarei gratissimissima. Non lo sopporto…snort!]

INGREDIENTI per 25 (per me) FIOCCHI DI NEVE

250 gr di farina forte (per me W350)

100 ml latte (per me di riso e non freddo)

1 uovo

50 gr di burro (tirato fuori 10’ circa prima dell’inserimento)

50 gr di zucchero

100 gr di LM (rinfrescato una sola volta)

INGREDIENTI CREMA DI RICOTTA

250 ml latte (per me di riso)

50 gr di zucchero

25 gr amido di mais

100 gr di ricotta vaccina

3 cucchiai di zucchero al velo

200 ml di panna

COME MILE HA PROCEDUTO – o STEPS TO PERFECTION  – l’ho letto da una blogger americana e mi piace tanto😀 (di fatto sono le indicazioni recuperate su FB del procedimento, personalizzate)

  1. Ho rinfrescato la pasta madre alla mattina: alle 08:45 l’ho messa a lievitare in forno spento a luce accesa
  2. Alle 12:45 ho preparato l’impasto mettendo nella planetaria tutti gli ingredienti tranne il burro usando il gancio. Una volta incordato ho aggiunto il burro in 3 volte
  3. Ho inserito l’impasto in una ciotola e – coperta di pellicola – ho inerito in forno a luce accesa e fatto lievitare fino a triplicare il volume. Per me circa 4h 
  4. Mentre l’impasto faceva la sua prima lievitazione ho mescolato in una ciotola lo zucchero con l’amido e aggiunto il latte leggermente tiepido. Ho messo tutto sul fuoco a far addensare. Ho montato la panna con lo zucchero al velo. Ho aggiunto alla crema ormai fredda, prima la ricotta e poi la panna montata con una spatola quindi ho messo in frigo
  5. Triplicato l’impasto, ho formato delle palline di 25 – 27 gr (la ricetta che ho ricevuto nel procedimento parlava di 20gr ma al mio occhio sono sembrate troppo piccole rispetto alla quantità totale di pasta lievitata), ho pirlato e ho messo a lievitare fino al raddoppio coperte di pellicola in formo spento con luce accesa ed ho impiegato circa 2h:15′
  6. Quindi, le ho tirate fuori dal forno che ho acceso e lasciato scaldare a 175° circa e cotte per 10′-12′
  7. Una volta cotte, le ho tirate fuori immediatamente, ho inciso la parte inferiore con la punta di una forbice (Max mi ha aiutata) e le ho farcite con la crema fredda aiutandomi con una sac-à-poche e beccuccio liscio da 8mm. Ho riempito fino a sentirle piene.

(8) Ho messo questo punto tra parentesi perché la ricetta originale prevede che i fiocchi siano spolverati di zucchero al velo. Chi mi segue dall’inizio forse ricorderà quanto io adori lo zucchero al velo. Questa volta, essendo così buoni, ho deciso di non spolverarli. Lo zucchero al velo non avrebbe completato il dolce, sarebbe stato – a mio avviso – puramente ridondante.