Torta Biancaneve (o quasi)

Ho preparato questa torta recentemente per uno dei fine settimana in cui Max ha dovuto lavorare. Mi sembra carino (semplicemente un’altra occasione per infornare) fargli portare un dolce da condividere con i suoi colleghi o compagni di bevute. “Cosa faccio di nuovo?” Qualcosa di mio che non ho già letto in qualche libro di ricetta (se non nei singoli passaggi).

E allora ho una “visione” (non mistica giacché sarebbe troppo). Ho visualizzato una torta bianca coperta di lamponi e scaglie di cioccolato fondente. E come non chiamarla se non “Torta Biancaneve”? Il bianco cioè la glassa di cioccolato bianco a ricordare l’incarnato; i lamponi (che forse si capisce io adoro) ad evocare il colore delle labbra; il cioccolato fondente a richiamare il nero dei capelli e…. E manca qualcosa anzi manca un colore. Il blu del corpetto. Ok, ce l’ho: mirtilli. Bene!

La base della torta. Di pan di Spagna non avevo voglia: sentito troppo spesso nelle torte a strati. Opto per una torta Paradiso con buccia di limone. UAU! Il limone nelle torte è divino. Adoro sentire come il suo profumo si leghi alle uova montate. E quando poi la torta è cotta rilascia gocce olfattive di un profumo….accidenti: davvero buono. La torta è cresciuta e cotta che è una meraviglia. Perché si chiama Paradiso? Ipotizzo: semplice, morbida, deliziosa. Ora, non che il “Paradiso” sia ”semplice, morbido, delizioso”. Nel nostro immaginario però (per lo meno nel mio) evoca purezza, leggerezza e amore allo stato puro. Ecco diciamo che almeno per la leggerezza e per il successivo stordimento dei sensi a seguito di un bel morso gratificante di torta potremmo azzardare il paragone. Convincente? Direi di no. Esercizio cerebrale? Forse sì.

Base cotta e il ripieno? Ta-taaaa? Crema mascarpone con panna e lamponi. Ho preparato lo sciroppo con acqua e Sambuca più un cucchiaio di succo di limone. Il sapore leggermente acidulo della crema mi serviva a stemperare il dolce della glassa. Tagliata in 3 strati la torta (perfetti anche questa volta, yeah!) li ho bagnati leggermente con lo sciroppo di lamponi; poi giù di crema. Ho conservato della panna per stenderne un velo sul top della torta e sui lati.

Ok ci siamo. Passiamo alla glassa al cioccolato bianco. Non l’ho mai fatta e ho cercato su internet e trovato questa ricetta. Ho fatto scaldare la panna quindi ho sciolto un po’ per volta il cioccolato. Totalmente sciolto ho messo dentro la gelatina che nel frattempo ho fatto ammollare in acqua fredda. Naturalmente ho dovuto aspettare che la gelatina un po’ si raffreddasse e rapprendesse. Ecco: temo di non aver aspettato molto. Avrei dovuto mettere sotto la torta, che ho piazzato sopra un piatto girevole, un piatto dai bordi alti con diametro superiore a quello della torta. Non avendone uno così grande (la mia torta paradiso ha diametro 28) ho messo sotto della carta da forno. Risultato? C’era glassa di cioccolato bianco dappertutto. Inondata di bianca crema ho chiamato in mio soccorso Max cui ho rifilato un pentolino tra le mani a recuperare quel mare dolce e tranquillo di glassa bianca che generosamente colava liquida dalla torta. Glassa bianca in ogni dove. un lago di glassa bianca. Diamine: di certo non la butto e di certo non mi accontento di questo risultato. Così liquida non rapprendeva quindi era trasparente.

Ok glassa ti curo io e appena cominci a tirare ti spalmo dappertutto di nuovo sulla mia torta che non aspetta altro. Ecco: rapprende! Riprendo la torta che nel frattempo avevo messo in frigo e giù glassa di cioccolato che indovina indovinello questa volta non cade giù. ‘Cidenti Milena: potevi pensarci prima di inondare cucina, Max e me di glassa bianca?! Che percorso di apprendimento sarebbe se non sbagliassi mai? Ebbene riesco a spalmarla anche se il risultato che ottengo non è quello che avevo in mente io. Cercavo una copertura di cioccolato bianca liscia e lucida che una volta rappresa risultasse anche un po’ croccante. Un po’ come la ganache di cioccolato fondente. Non sono un’amante del cioccolato (non me ne vogliate) quindi tendo a non usarlo molto nella mia aspirante pasticceria. Ergo alcune (tante) conoscenze e tecniche di base mi mancano. Eh già anche in questo dovrò provvedere. Bon. Torniamo alla torta.

Dimenticavo di dirvi che è talmente “tanta” che non riesco a chiudere il contenitore da frigo delle torte che, metodicamente, ad ogni sua apertura e chiusura mi porta via qualche pezzo (piccolo…phew) di copertura laterale. SGRUNT! Lascio che la glassa si rapprenda tutta notte e alla mattina della domenica quando avrei potuto tranquillamente dormire mi alzo invece alle 07:30 (certo non è l’alba. Vorrei ben vedere!) per finire la decorazione. Al centro metto alcuni lamponi e poi faccio per distribuire i mirtilli quando mi faccio prendere dall’ansia da prestazione. Max deve andare via altrimenti arriverà tardi. Mi dice: “Mettile distanziate dai lamponi altrimenti quando si taglia la frutta rotola via”. Cielo non è quello che avevo in mente. Max deve andare via; come metto i mirtilli? Forza Milena: muoviti! Ecco viene fuori una roba che non mi piace molto: sa di decorazione anni 80. Io avevo pensato……….

E’ inutile scrivere come avevo in mente di mettere i mirtili.  Poi non l’ho fatto. Ok sarà per la prossima “torta Biancaneve“ allorquando mi riusciranno anche i riccioli di cioccolato fondente.

Eh sì. Il nero dei capelli! Prendo il cioccolato, prendo il pela patate. E voilà: montagne di polvere nera anziché riccioli. Gulp! Guardo osservo e deduco: ci sono dei dentini all’estremità della lama che fanno sì che essa non possa appoggiarsi pienamente sul cioccolato ma solo sfiorarlo. Alternative? Nessuna. Max deve andare via. Il cioccolato… il cioccolato.

Niente cioccolato fondente: Biancaneve aveva i capelli raccolti sotto un foulard di uno splendido color glassa di cioccolato bianco. Che incredibile coincidenza! Si sentono le unghie che scivolano sul vetro? Risultato? Migliorabile l’estetica; una delizia per il palato.  Buona torta!

Torta Biancaneve  Grazie!

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2 thoughts on “Torta Biancaneve (o quasi)

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