Colomba (c’è una prima volta per tutto o quasi)

In pasticceria vorrò provare pian pianino a fare tutto non garantendo il risultato, naturalmente. Come la Tarte Tatin mi ricorda. Forse suona un po’ ambizioso come proposito. Diciamo che non mi tiro indietro. Che poi ci riesca è, appunto, altro discorso. “Sometimes you win, sometimes you learn” – già, proprio così. Dopo aver provato il panettone a Gennaio (ormai raccontarvelo mi sembra decisamente fuori tempo. Pensiero della MILE: se ho voglia di mangiare un dolce – che si fa tradizionalmente in un determinato periodo dell’anno – fuori dal suo periodo “tradizionale” state pur certi che se lo so fare lo faccio, diversamente imparo a farlo. Non per sfregio della tradizione ma per puro piacere di assecondare una sana voglia) …acc che parentesi lunga…dicevo: dopo aver provato il panettone a Gennaio volete che non faccia la colomba?! Figurarsi. Cominciamo con quella classica Mile e vediamo cosa ci combini. Ci sono delle preparazioni dolciarie che sono un po’ più lunghe e ricche delle altre e le cui esecuzioni a me ricordano una danza, i cui ritmi sono – naturalmente –  dettati dai tempi di riposo ed esecuzione del dolce stesso. Tale per me è stata l’esperienza della colomba, nella sua ricetta ed esecuzione di GZ. Sono scivolata naturale tra i fornelli, il forno, la planetaria e il frigo fedelmente assistita dalle mie ciotoline di ceramica bianca dove avevo preparato tutti gli ingredienti che di volta in volta ho usato per i diversi impasti. E naturalmente da Max che dal divano di casa tra una pagina ed un’altra del libro, tra un riposo ed un altro della mente e del corpo, assisteva attento e silenzioso (sempre in prontezza operativa) a quanto accadeva in cucina. Ora, c’è chi parla alle piante e c’è chi parla alle preparazioni dolciarie. Io faccio parte della seconda categoria. Con quei profumi, colori e forme per me è naturale. D’altro canto per una che si diverte anche a parlare da sola, tutto nella norma direi. Ditemi voi se non vi strappano un sorrido di compiacimento e un bel “Grazie! Siete bellissime”.

Impasti colombe

In una azzurra giornata di sole ho preso in mano il mio impasto dopo la lievitazione più lunga (12 h) in frigo. Frigo che continua più a congelare che a raffreddare. Fortunatamente l’impasto è salvo. (Stai attento a te frigo!). Ed è cominciata l’ultima lievitazione quella più lunga importante e lenta. Quella per la quale abbiamo rinunciato ad andare a vedere le sedie nuove del soggiorno. Quella per la quale il forno acceso e la luce spenta non sono più sufficienti. Così dopo 4 h di lentissima lievitazione ad occhio umano difficilmente percettibile se non ben allenato (ghigno compiaciuta) mi sono decisa ad accendere il forno impostandolo ad una temperatura ipotetica / sperata / agognata di circa Boh° (28°?). E allora la lievitazione ha cominciato ad essere percettibile anche ad occhio umano e finalmente dopo 7 h (così è stato anche per il panettone) la pasta ha raddoppiato di volume. Mi sono dedicata alla glassa che con altrettanto compiacimento ho versato sulla colomba e, in mancanza dello zucchero in granella – finito nella fiaba dei CUDDURACI – ho usato i cristalli magici.

Colomba cotta

Mangio compiaciuta una fetta di Colomba e di nuovo mi strappa un sorriso.

E così rassereno anche l’amica Roberta che ho salutato al telefono nella fase critica dell’ultima lievitazione e cui ho condiviso i racconti delle occhiate fiduciose all’impasto, tenute a dura prova dalla lenta e desiderata attesa.

Grazie!

ore e ore a spiare l’impasto. “Cresce?” …”mah, secondo me sta crescendo” …”Boh…eh, si sa, é un processo lento e non prevedibile”

Come Sid, il bradipo dell’Era glaciale che prova a innescare una scintilla per accendere un fuoco…

Alla fine, atto di coraggio, accende il forno a boh°, appunto, qualcosa nei millimetri della rotella tra “spento” e 50° e, Magia!!, in mezz’ora cresce più di quanto abbia fatto nelle 6 ore precedenti…

Una scoperta fondamentale per la nostra vita sociale: possiamo far lievitare in meno tempo di un ciclo lunare!

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