Dacquoise ai frutti rossi

“Che dici Mile la fai? Dai sì con loro puoi osare: sono amici e sono spiritosi.” Se mi esce una schifezza ridono con me. E così è stato. O meglio. Racconto. Trovano sempre un posticino per i miei dolci anche quando sono satolli dopo le nostre cene ricche, piene e sperimentali in cui soprattutto ci arricchiamo di noi e della nostra conoscenza reciproca. E naturalmente di tanti buoni vini sui quali io spesso non tengo il passo. Però ci sto lavorando, con appagamento e successo (metto il punto esclamativo? Sì lo metto) ! I dischi di meringa con la granella di nocciola sono una vera delizia. No, meglio. Riformulo. I dischi di meringa (per me) sono spaziali! Ed ecco svelato l’arcano (tale, infatti, era per me la “Dacquoise”). La dacquoise è proprio questa: dischi di meringa e frutta secca (tipicamente: nocciole, mandorle o pistacchi; tutti insieme o anche di un solo tipo). I dischi sono poi utilizzati per la torta vera e propria in genere ricoperti di crema. Crema di qualunque genere. Certo da vedersi non è che siano proprio il massimo…

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La mia crema è a base di formaggio molle e panna con fragole, succo e buccia di limone. Due dischi di meringa alla nocciola su cui io famelica ho spalmato questo nettare degli dei. Il tutto chiuso a cappello con un disco di pasta choux (pasta bigné). La dose della ricetta era talmente generosa che oltre ad un abbondante disco di pasta choux di 24 cm ho fatto 2 teglie di bigné (GULP!)

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Un filo di panna sui lati, mandorle a lamelle a guarnire, il disco di pasta choux in testa su cui ho fatto piovere zucchero a velo e lamponi.

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Non sapete però cosa ho combinato con il disco di pasta choux?! L’ho messo sopra la torta a, più o meno, 30 cm di distanza per verificare che non fosse troppo ricresciuta e superasse in diametro i dischi di meringa. “Cielo: li supera”. Ok decido di tagliare l’ultima giro di pasta e quando metto su…TATAAAA il disco di pasta choux è più piccolo del diametro dei dischi. “Cosa faccio? Ok ce lo rimetto e racconto loro cosa ho fatto. Loro sapranno apprezzare il mio folclore”. E così è stato. Phew!

Sì una torta importante vero. Fattibile però, di effetto, buona e generosa. Anche un’alternativa alla cheesecake o come torta di compleanno.

Io però non l’ho mai mangiata prima la dacquoise quindi non so se ho fatto bene. Mi informerò in giro, senz’altro. Mi piacerebbe sapere se qualcuno l’ha mangiata e se potesse dirmi se i dischi di meringa devono restare croccanti. I miei non lo sono rimasti. Vero è che io l’ho farcita con la crema al pomeriggio e la torta l’abbiamo mangiata dopo 6h. Insomma se avete esperienze dirette o indirette di dacquoise fatemi sapere!

Grazie

P.S.: i biscotti che si intravedono accanto alla torta sono al burro e fatti su richiesta esplicita della e per la padrona di casa. Voi chiedete e io realizzo 🙂

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Seratona anche vinicola, da questi amici.

Pol Roger Rosè 2006 e un giovane Meursault Poruzots di Mikulski per la splendida cena a base di formaggi e verdure (tra cui un risotto ai fiori di zucca e una riuscitissima cheese cake salata alle verdure, appunto).

Ma il vero botto arriva col finale, sulla Dacquoise… un vino di cui molti ignorano l’esistenza, un vino “che non esiste” in più di un senso: un Barolo chinato di Giuseppe (Beppe) Rinaldi! Per i non-impallinati sul tema: Rinaldi è uno dei produttori storici, “mitici” di Barolo e i suoi vini sono tra più ricercati dal mercato mondiale. E questo vino in giro non si trova.

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2 thoughts on “Dacquoise ai frutti rossi

  1. Ciao Mile…devo dire che hai puntato in alto! Davvero una bella torta, e se non era proprio perfetta…chisseneimporta!? Sicuramente sarà stata buonissima e i tuoi amici avranno apprezzato 🙂
    Io non ho mai fatto la dacquoise, anche se è in lista da tanto (insieme alla pavlova, per restare nella famiglia delle meringhe), quindi non ti posso aiutare…però mi hai fatto venire proprio voglia di assaggiarla!
    A presto,
    Alice

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    1. Ciao Alice! Proprio vero: “chisseneimporta”?! Il bello è stato anche questo: la leggerezza con cui l’ho proposta nella sua imperfezione agli amici e come e quanto mi sono divertita a realizzarla e poi a raccontarla. Non da ultimo, la consapevolezza di avere ancora tanto da imparare: impegnativo da una parte ma tanto stimolante dall’altra!
      Grazie per essere passata a fare un giro 🙂
      Milena

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