Pavlova

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Basta uno sguardo e ne sei subito conquistata. Poi al palato è poesia. 🙂

Una di quelle tante delizie di cui,  malauguratamente, ignoravo l’esistenza, fortunatamente e tempestivamente colmata durante un corso di pasticceria cui ho avuto il piacere e la possibilità di partecipare. Avevo in mente di fare la Pavlova già da un po’ e l’occasione si è presentata per una cena che Max ha “battezzato”: la cena della pioggia. Leggete 🙂

In uno degli n violenti temporali che spesso, purtroppo e ormai, vengono giù in Italia, alle 23 e pochi di una sera d’estate eravamo a letto a leggere, convinti di aver spento i nostri cellulari quando squilla il mio. GULP! Evidentemente non spento (meno male), l’inquilina dell’appartamento sopra al nostro ci chiama per sincerarsi che la pioggia che entrava direttamente dalla e nella sua cabina armadio non fosse arrivata a percolare anche in casa nostra. Occhi sgranati. Che nottata. Io rimango preoccupata a letto e Max sale su a dare una mano ad intercettare anche gli altri vicini e a liberare con i catini l’acqua dal pavimento. Abbiamo rintracciato tutti, in primis la proprietaria dell’appartamento, e messo per la notte una pezza. A mezzanotte sembrava ci fosse una festa al piano di sopra. Sta di fatto che dopo quell’avventura con la nostra “vicina di sopra” con cui ci si dava dal LEI siamo passati al TU, a condividere piacevoli serate e a gruppi su whatsapp 😀

E così dopo qualche mese siamo riusciti ad organizzare la cena della pioggia con l’allegra compagnia!

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Qualche dettaglio sulla PAVLOVA che deve il suo nome ad una ballerina russa cui il pasticcere che la inventò la dedicò. Dischi di meringa con semi di vaniglia Bourbon, dischi liberamente decorati sul bordo a formare un contenitore. Sulla superificie interna del disco, cioccolato fondente sciolto a bagnomaria, spalmato con un pennello, a rassodare la meringa e, una volta rappreso e raffreddato, panna montata a riempire il cestino e frutta dolce e squisita a decorarla.

Grazie!

P.S.: un grazie a Max per le foto :*


Una bella serata, con amici “nuovi”. Tante storie, tante vite, tanto nutrimento per la mente e lo spirito.

La Pavlova era a chiudere una cena di 6 “piccole” portate più un primo, come piace a Milena. Tanta varietà (e tanto impegno realizzativo). Tutto assolutamente fatto in casa, tranne la maionese. Si perché le salse “annoiano” la nostra artista. Ecco perché lo humus di ceci e la tapanade (ripieni dei mini bigné) sono mio compito. Ed ecco perché sono stato insignito del grado di junior sauce-sous-chef (scioglilingua!)

Una nuvola, alla vista e al palato. Non mangio mai dolci dopo un pasto, solo la mattina o, raramente, come piccola merenda. Ma a queste non si resiste. A supporto dolce, sgrassante e profumato, uno di quei moscati fatti bene!

Cin Cin ai nuovi amici! Cin Cin alla Pavlova!

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7 thoughts on “Pavlova

  1. Ciao Mile, direi che tutti i mali non vengono per nuocere!hihihi
    Chi si dimentica quella nottata e la cena della pioggia! 😉
    Ottima Pavlovaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!
    A presto 🙂

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  2. Io la preparai tempo fa ma è certo che la rifarò. Lo ricordo ancora, fu un incubo. Devi sapere che non vado d’accordo con due cose: la panna e la sac a poche. Proprio ci litigo. La tua sembra deliziosa. Notte

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