Parrozzo

Tantissimi sono i ricordi belli che mi legano a questo dolce cui sono particolarmente affezionata, per diversi motivi. In primo luogo, è onnipresente sulla tavola di Natale della mia famiglia da sempre. È, infatti, un dolce tipico natalizio abruzzese, del pescarese in particolare. Ci sono altri dolci tipici e immancabili di cui vorrò parlarvi nei prossimi Natali e post-Natali se la voglia di tenere il blog mi assiste negli anni a venire :). Fra l’altro, Natale scorso, parlando con mia madre della ricetta del nostro parrozzo, commentavamo che era il più buono che avessimo mai mangiato e vi assicuro che tra conoscenti/amici/parenti/omaggi industriali ne ho assaggiati di ogni. E mia madre serafica “Eh sì eh. È la ricetta dello zio pasticcere della zia G.“. Io: ““. Credo che nel giro di un paio di minuti la mia faccia abbia assunto prima la forma di punto interrogativo poi di punto esclamativo. “Ma come?! Scopro a XX anni che la ricetta è dello zio della zia?! E che per di più è pasticcere?!!” é finita in una grossa risata. Comunque il pasticcere de quo è Aldo Canale – che ormai non esercita più – e che aveva la – ben nota ai tempi – Pasticceria Canale in via Roma a Pescara. Che ridere se ci ripenso!

In secondo luogo è il primo dolce dall’aspetto più “ricercato” che sono riuscita a fare muovendo i miei passi sulle orme di zucchero farina e uova ormai diversi lustri or sono. La forma è data semplicemente dall’uso di una teglia ad hoc, facilmente reperibile trattandosi di una mezza sfera. La difficoltà ai tempi fu miscelare senza smontarli gli albumi montati a neve nei tuorli spumosi. Ricordo delle incredibili sudate in pieno inverno con la finestra aperta! 😀

Infine, è il dolce con cui ho fatto breccia dolciaria nel cuore di Max. Primo omaggio in un periodo in cui cominciavamo a conoscerci. Ricordo che il giorno in cui glielo portai, alla sera ero a vedere un film a casa di un conoscente e trascorsi l’intera serata con un sorriso a 32 denti e occhi interamente intenti non a guardare il film ma a “sms-ssare” con Max che alla sera lo aveva aperto e assaggiato. Cavoli, che maleducata. Ad onor del vero mi sono scusata a ripetizione con il conoscente. :\

Il Parrozzo quindi è stato l’apri pista di una lunga serie di dolci con Max che dura ancora e speriamo anche dopo 🙂

Vi presento il Parrozzo nudo.

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Il Parrozzo opportunamente vestito.

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Il Parrozzo da dentro. La foto mi è stata inviata via whatsapp dai baldi giovani – soprattutto baldi …sorrido – cui era destinato.

Parrozzo interno

Uova, zucchero, semolino, limone e mandorle (rigorosamente) con la buccia, ecco i semplici ingredienti.

Grazie!


Si, al momento ci sono i presupposti per “anche dopo”.

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16 thoughts on “Parrozzo

    1. Ma certo che sì. La ricetta non è segreta puoi darla a chiunque come ho già fatto io :D. Io non le metto perché – per come lo vivo io – il mio blog non è di cucina: è il mio sentire più o meno profondo accompagnato da dolcezze. O almeno ci provo 😛
      Dammi qualche giorno e ti mando la ricetta. Ciaooo!

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  1. Il parozzo!! Lo voglio proprio fare prima o poi! E quando giungerà il momento devo assolutamente ricordarmi di chiedere a te la ricetta! L’interno sembra davvero sofficissimo… Del Resto, se non è garantita quella del prozio pasticcere non saprei proprio a chi affidarmi! 😉

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  2. Nudo o vestito direi semplicemente perfetto! Che meraviglia! E che bontà!!! ^_^ Sai che non l’ho mai fatto? Devo assolutamente rimediare! Un abbraccio grande grande e complimenti 🙂 Ti auguro uno splendido Natale, felice e sereno ❤

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