Un po’ di Friuli con gli occhi di un’abruzzese che vive in Lombardia

Questo articolo non ha alcun ambizioso obiettivo di ergersi a guida turistica né è direttamente o indirettamente sostenuto dai produttori citati. Esso ha solo l’obiettivo di condividere una personale e emozionante esperienza in parte di quella splendida terra, il Friuli, a me fino a qualche settimana fa sconosciuta. L’articolo è un po’ lungo, ergo se ne avete voglia prendetevi il vostro tempo; altrimenti nessun problema: se vorrete alla prossima. Vi lascio come stimolo un titolo di un libro:

Quando hai fretta cammina lentamente” di Easwaran Eknath

Inizialmente la nostra, M&M, idea era di farci un giro nelle migliori pasticcerie venete. Col tempo e grazie alla preziose conoscenze che il blog mi sta offrendo ed io cercando di raccogliere, il giro si è trasformato in qualcosa di più pieno ed emozionante.

Partenza al venerdì mattina e mattiniera gratificazione presso la Pasticceria Biasetto; ed entrambi volutamente senza consultarci abbiamo fatto la nostra – identica – scelta: cornetto sfogliato lievitato ripieno di crema al pistacchio… 😉 Gli strati: è come sentirli e non sentirli allo stesso tempo, tanto sfogliata era la pasta. Sembrava di sgranocchiare una nuvola.

Arriviamo dunque nel nostro bellissimo B&B restando, io in modo particoalre, rapita dalla bellezza e dall’abbondanza di verde in Friuli. Dopo aver consumato un rilassato e veloce pranzo nella piazza di Palmanova, chiamata anche la citta’ stellata per la sua pianta poligonale a 9 punte, città fortezza eretta tale dai veneziani, ci rechiamo a visitare il produttore di vini friulani, Meroi, produttore che Max aveva avuto modo di incontrare in passato.

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Paolo ci accoglie con tanto calore ed entusiasmo desideroso – evidentemente – di condividere se non (azzardo) la ragione della sua vita quanto meno una molto importante: le sue vigne! Caricati nella sua auto “da vigna” partiamo per conoscerle personalmente in una giornata di sole, pieno e accogliente.

Mi “rintontisco” di Chardonnay, Sauvignon, Refosco… perdo il filo tra i filari (AHAHAH!), confido nella conoscenza di Max, nella sua elefantiaca memoria ma sono felice come una Pasqua con la nostra macchina fotografica in mio possesso, autoelettami fotografa ufficiale della gita M&M (io! che le foto le ammiro e a farle, ecco son minga buna!).  La proprietà è della famiglia Meroi dal 1920 allorchè il padre acquista la proprietà ora gestita da Paolo e da suo figlio Damiano mentre la signora Meroi si dedica alla gestione dell’immenso ristorante tra cui si distinguono la sala con i coperchi, quella intima e la mega griglia (che non ho fotografato…vabbbe’) cui il signor Meroi si dedica personalmente.

Di rientro dal giro Paolo M. ci onora con nonsopiùquante (ho perso il conto) prese di botte cioè a dire ci fa assaggiare il vino prelevato direttamente dalla botte con una siringa. E le botti sono differenziate per singolo appezzamento! Questo è – apprendo – fatto molto raro. Io che avevo spavaldamente dichiarato “no, non prendere il terzo bicchiere SE assaggio (notare il se), assaggio da Max”. Su spannometricamente una ventina di assaggi, ne ho saltati 2. Ecco, alla faccia del SE. E prima di accomiatarci da Paolo, un giro nel parco di proprietà Meroi, accompagnati dal fedele e festante Poppy il cane di Paolo che a me e a Max non ci si é filato di pezza; tutto coda e feste solo per Paolo.

Nel parco Paolo ci ha fatto vedere il posto in cui per 4 mesi dalla notte di quel 6 Maggio del 1976 in cui il Friuli fu squassato dal terribile terremoto dormì all’aperto. Ricorreva giusto quel giorno il 40° anniversario.

E nel ricordo di quei momenti e delle forti emozioni incamminandoci verso la macchina cogliendo ancora le bellezze di quel “laghetto delle fate” inaspettato, è successo il fattaccio. Mi si è scaricata la macchina fotografica. Già. Ed io – la furbetta – non mi ero nemmeno premurata di verificare lo stato della batteria prima di partire: “tanto è carica” ho supposto erroneamente liquidando così tra me e me l’argomento. Già. E quindi senza portare dietro il carica batteria. Già. E qui finisce l’avventura? Ma figurarsi!

Il giorno dopo TA-TAAA l’incontro. Dopo mesi trascorsi leggendoci via blog, aprendoci via email, ascoltandoci al telefono, ho finalmente incontrato personalmente LIBERA. Emozioneee 🙂 É arrivata nel nostro B&B carica come Babbo Natale: non sapevo più dove appoggiare gli occhi mentre continuavo a ringraziarla. Ed è cominciata l’avventura, è il caso di dirlo. Libera aveva dimenticato la sua mitica Gilda (la macchina fotografica) che – una volta recuperata – è finita nelle mani accorte di Max. Recuperandola a casa sua, ho visto i “suoi posti” e ho “conosciuto” Poldo-il-porcospino che è proprio ciccione e Perla-la-gatta-bianca-elegantissima e con un musetto dolce e timido.

Appuntamento quindi, posso scriverlo, dai mitici Agli Amici in Godia, paese chiamato “l’orto del Friuli” tanto è ricco il paese – mi spiegava Libera – di prodotti della terra da meritare il suscritto appellativo. Da “Agli Amici” che vanta uno staff caldo e accogliente che non lesina informazioni, arriviamo del tutto carambolescamente non avendo visto sulla strada il cartello del ristorante: abbiamo fatto letteralmente una curva a angolo retto. La colazione è rimasta a suo posto. Bontà sua e fortuna nostra.  Quindi passeggiate in mezzo alle frasche a raccogliere le foglie del mitico Aglio Orsino. Plurale maiestatis visto che le foglie le ha raccolte solo Libera e io dietro di lei a fare il tifo. Piccolo particolare: Max è allergico a quasi tutti i pollini. Un minuto dopo aver caricato le foglie di aglio orsino ha cominciato a starnutire e a converite le P in B.

Pavoneggiandomi, vi faccio vedere cosa ho prodotto con l’aglio orsino: un fantastico flan di aglio orsino, ricotta vaccina e semi di sesamo tostati, servito con salsa al grana e mele con granella di nocciole tostate.

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Quando pensavamo di essere sulla via del pranzo – che i nostri stomaci imploravano – deviazione apprezzatissima per conoscere (ci vuole un altro…) TA-TAAA: Milva la contadina da cui Libera si “rifornisce”, Milva sorridente e felice della visita. Milva mi spiega che le galline sono animali strani: se cambia improvvisamente la temperatura – come era appena successo – non fanno le uova che non aveva infatti da farmi portare via. Accordi presi – nel caso – per l’indomani. E mentre riprendiamo la strada io mi domando e dico ad alta voce:”Ma, Libera, tu dici sempre che i friulani sono persone chiuse e schive. Io fino ad adesso non ne ho incontrata una”. E lei prontamente: “io me le scelgo bene!”. Ineccepibile.

Quindi il nostro pranzo che non poteva non essere che a Tramonti Di Sopra presso l’Agriturismo Borgo TitolMi sentivo beata: ero lì in quel posto tanto decantato e ne vivevo pienamente la bellezza, immerso totalmente nel verde. Accolti dal proprietario Roberto che proprio per noi – preavvertito da Libera –  ha rimandato la partenza (gulp!). E li siamo tutti e 3 decisi a farci “accogliere” dai piatti del Borgo. A cominciare dagli antipasti. Doverosa precisazione: a me non piace fotografare i piatti quando sono fuori a mangiare. In questo caso, essendo gli unici ospiti che avevano deciso di mangiare fuori e dato il dovere di cronaca, ho fatto eccezione usando il cellulare visto…bè l’ho già scritto sopra. Inutile infierire oltre.

Io ho preso appunti ma siccome molti piatti sono in dialetto, le descrizioni correvano veloci, la fame galoppava e pensavo “ok, non sono qui per una recensione di dettaglio”, per dettagli più approfonditi chiedete a Libera 😉

Un appetitoso giro di antipasti fatto di formaggi fatti da loro – e quando dico loro includo anche la moglie di Roberto – una giovane donna cinese che oltre all’uomo è rimasta innamorata del posto e delle sue tradizioni imparando a fare formaggi, ricotta, pane, dolci e allo stesso tempo portando parte della sua tradizione nei piatti in un decisamente ben riuscito (è il caso di scriverlo) “matrimonio gastronomico”. Troverete nell’ordine: ricotta col miele; caciotta al basilico; la squet dal Boc’ (riprendo pari pari dal sito di Libera perché inforcavo la forchetta e non la penna “è una ricotta impastata con sale, pepe e semi di finocchio selvatico; viene stagionato per un mese e mezzo per acidificarlo e garantirne la conservazione per lungo periodo); Formai dal Cit (forme di formaggio difettose che venivano messe nel cit – contenitore in pietra – ad acidificare e ciascuna famiglia aromatizzava a piacimento).

E quindi ecco a voi la Pitina, presidio slow food, un insaccato a forma di polpetta fatto prevalentemente di carne di pecora con aggiunta di carne di maiale, rivestito di farina di polenta e lasciato affumicare con legno di nocciolo e ginepro.

Max se avesse potuto avrebbe mangiato anche il piatto su cui era appoggiata la Pitina. L’acquisto poi è stato un atto doveroso per i nostri stomaci e palati.

A seguire un tris di primi: Cjarsons (che io ho adorato essendo fatti di verdure e uvetta); Tagliatelle con fegatini di pollo; Ravioli cinesi – voilà le marriage – fritti e poi cotti al vapore con salsa verde.

Avevamo i sorrisi che andavano da orecchio a orecchio. Pieni ma non strapieni, in una giornata fantastica, in un posto meraviglioso con la guida giusta e incontri coronati.

Anche quello con le galline, i galli, papere e le oche. Eh sì perché abbiamo anche conosciuto Giacomo – prontamente ribatezzato a proposito – Il Pollaiolo. Uomo che desiderando da tempo una vita a più diretto contatto con la Natura ha lasciato il lavoro e la sua casa a Milano e si è trasferito a Borgo Titol ad imparare a/e tener cura dei volatili di cui sopra. Quante storie si incontrano nella vita: occorre sapere aspettare, ascoltare e guardare.

L’indomani, gratificati dai mille doni di una cara cittadina Friulana, abbiamo salutato la nostra Cicerone un po’ emozionati. E per chiudere in bellezza un fantastico pranzo tête à tête in quel de Agli Amici.

Alla prossima avventura in giro…

Grazie a tutti e a qualcuno in particolare!

M&M

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16 thoughts on “Un po’ di Friuli con gli occhi di un’abruzzese che vive in Lombardia

  1. L’aglio orsino rimane il mio sogno proibito, prima o poi riuscirò a procurarmelo, è una promessa!! 🙂
    Molto bello il tuo racconto e la parte di Borgo Titol mi ha fatto rivivere quella giornata passata lì con Libera. Un ricordo davvero piacevole. Agli amici di Godia però mi manca, così come mi manca anche l’aver fatto qualche giorno in più nella zona. Vuol dire che dovremo fare presto un altro viaggetto 😉
    Un bacio!

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  2. Cia Mile, il Friuli è una ragione che ancora non conosco …grazie per aver condiviso questa tua bellissima esperienza turistico-enogastronomica. Anche a me quando vado girovagando piace conoscere le tradizioni e la gastronomia del luogo che visito…conoscere la gente! Un abbraccio e buona domenica! 😊😘

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    1. Ciao Elena e ben trovata tra le dolci pagine del mio diario. Sì confermo è una terra splendida come del resto – mi vien da dire anzi scrivere – tutta l’Italia, fortunati noi.
      E a noi non abbiam visto Trieste. Dovremo fare “il sacrificio” di tornarci.
      Grazie ancora e buona fine di settimana!

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