Mile

Mile, Mili o Mile’. All’anagrafe nota come Milena. Fortunato nome, eletto vincitore dal mio papà quando in preda all’euforia della mia nascita (“euforia” il mio papà non me l’ha mai citato nei suoi racconti. Mi piace pensare che lo fosse. Anzi ne sono certa) tra “Melania”, “Erica” e “Milena” scelse “Milena”. Per la gioia della mia ignara mamma che era rimasta solo ai 3 finalisti. Non mi si è attaccato addosso, il mio nome, se non in piena adolescenza quando ormai lo avevo fatto davvero mio. Sì perché dapprincipio il mio nome non mi piaceva, mi sembrava fin troppo dolce, melenso addirittura. Poi è diventato Mio.

Per il mio compagno Mile, per la mia cara amica Mili, per mia sorella Mile’. Ebbene sì sono abruzzese di origine. Il nome non può che essere troncato. E lo dico con affetto e simpatia. Non vivo in Abruzzo da tanti anni ma la mia famiglia di origine è lì, incluso il mioamatonipote e ancora alcuni cari amici. E tanta parte di cuore.

Adoro fare i dolci, soprattutto quelli da forno. Adoro maneggiare la pasta, vedere sotto i miei occhi estasiati come gli ingredienti si uniscono, integrano l’uno con l’altro cambiando aspetto, consistenza, colore e forma. E i profumi. Mmmm che buoni i profumi. Sono cresciuta con due rumori di sottofondo quando studiavo in casa fino agli anni dei liceo (per l’Università ho cambiato regione e casa): il rumore della macchina ante bellum della mia mamma con cui realizzava maglie in lana per la famiglia (un aggeggio – non saprei come altro chiamarlo – per spostare il quale ci vorrebbero 2 macisti e non sto esagerando!) e su cui la mamma si è fatta “le spalle” e il rumore delle fruste dello sbattitore elettrico. C’era sempre un dolce in casa fatto da mamma. E quando sentivo le fruste correvo ad aiutare. Anche se a dire il vero il mio aiuto consisteva nel leccare le fruste e ripulire col dito la pasta che rimaneva depositata dentro il suo cestello. Che buona che è! Poi con gli anni sono passata a grattuggiare la buccia di limone, sbucciare e affettare le mele e imburrare le teglie. Si, insomma, i lavori più noiosi. Quelli che oggi faccio fare a Max (il mio compagno). Be’ del resto bisogna partire dal primo piolo. E così ho fatto. La voglia mi è rimasta, si è trasformata in passione. E così eccomi qui a scriverne e ad imparare.

In conclusione questo non è un blog di ricette sui dolci ma del “mio sentire” attraverso di essi. Ho cominciato a tenerne traccia e poi mi sono decisa al passo social. Pertanto potreste leggere di racconti che risalgono a diversi mesi prima rispetto alla data di pubblicazione. Chiaro è che se voleste una ricetta laddove la fonte non è citata ovvero, se pure citata, priva ad origine del collegamento elettronico, chiedete pure e sarete soddisfatti :). Per me sarà solo un piacere.

Giocando su una nota opera di Pirandello: “Così è se vi piace”

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14 thoughts on “Mile

    1. Mi fa così piacere Pholomis quando qualcuno si sofferma a leggere “di me” o di quello che sono riuscita ad esprimere di me. Come sai, per me al di là delle foto e del “dolce” riuscito più o meno bene c’è il “cuore della persona” e a quello cerco di arrivare, a scoprire il mio di cuore e a cercare di “conoscere” quello degli altri…ognuno con le proprie sfaccettature, ricchezze, pregi e limiti…là dove si può o ci è dato di arrivare 🙂

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