Camille in stampi da muffin – perché in due è più bello

Non so da dove cominciare a scrivere questo articolo. Tanti sono i pensieri che mi girano in testa sì da svegliarmi di notte e pensarci su. Quando mi capita, preferisco cominciare proprio dal riconoscere lo stato confuso in cui mi trovo, confidente che l’inchiostro arriverà alla penna e i pensieri troveranno il loro corso.

Non bisogna essere intolleranti o allergici al lattosio / al glutine / all’uovo / alle fave / ai pomodori / alla polvere (ecc ecc ecc) per rendersi conto che una intolleranza/allergia comporta qualche “disagio” da gestire. Non bisogna essere disabili per immaginare che una disabilità incontra diversi ostacoli, figurati e non, sulla propria strada. Cosa sarebbe l’uomo senza la compassione (nel senso letterale latino del termine) e l’empatia (in senso letterale greco del termine) ?!

Quando Welda e la sua amica Elisa hanno lanciato l’idea delle gioco delle intolleranze senza frontiere, nella prima versione, con l’invito a coinvolgere una blogger – ma non necessariamente – non di cucina, ho pensato che dovevo partecipare.

Tanto caro mi è il tema della diffusione della consapevolezza, conoscenza e rispetto, in ogni campo.

E sentivo che anche io dovevo fare qualcosa, nel mio piccolo, almeno una volta.  E non potevo non invitare lei, la Mia Amica del Cuore. Buffo: la società nella quale lavoro attualmente mi ha fatto incontrare tante persone speciali: in primis, Paola e Max. No, decisamente non credo alle coincidenze.

Un legame profondo mi lega a Paola con la quale ho imparato (e tanto ancora mi resta) ad ascoltare e vedere – anche e soprattutto – col cuore. Due occhi nocciola che ti ascoltano da dentro ed un sorriso che ti accarezza. Lei mamma di un bimbo tenerissimo e testardo che si chiama Lorenzo (già) e che ultimamente sta avendo qualche problema con il lattosio (vedremo cosa diranno i test). E quindi abbiamo deciso di partecipare insieme letteralmente. Sicché Paola è venuta da me e abbiamo cucinato insieme le camille-muffin senza lattosio e senza glutine.

Noi abbiamo optato per la versione con le nocciole avendo io in passato già fatto questi con le mandorle. Mentre Max ci faceva le foto. Grazie Max! Per tutto.

La ricetta: a parte le mandorle sostituite in pari quantità da nocciole; ingredienti e procedimento sono gli stessi indicati da Welda.

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Vero potevano venire più gonfie; il sapore è ottimo e sono estremamente morbide. In questo caso il nostro obiettivo era ed è un altro: contribuire – a nostro modo – alla consapevolezza e al rispetto delle intolleranze (e non solo) imparando anche a cucinare senza. Ce ne era uno, inoltre, di obiettivo un po’ più personale che però resta custodito nei nostri cuori e che è parte di quel legame speciale di cui sopra.

Grazie Paola!

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P.S.1: Paola ed io non ci siamo accordate sulle foto da pubblicare nè sul modo di scrivere l’articolo. Questo affinché entrambe potessimo decidere liberamente secondo sentire. Sono curiosissima di leggerla.

P.S.2: Il grembiule me lo ha “abbellito” e regalato mia sorella 🙂

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16 thoughts on “Camille in stampi da muffin – perché in due è più bello

  1. Un legame cosi’ va custodito e protetto, come cio’ che implicitamente vi lega. Attraverso un dolcino semplice e goloso, hai racchiuso rispetto, condivisione, e amicizia, oltre a tendere la mano a quanti sono intolleranti, e ormai sono o meglio, siamo la maggioranza! Se facessi i test, quante ne salterebbero fuori ultimamente davvero ho tanti fastidi.
    Un bacione, come sempre sei dolcissima

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  2. La coincidenza con questo contest è che Welda ha fatto le camille e nel frattempo è nata mia nipote che si chiama Camilla XD infatti speravo di riuscire a partecipare 😦 ma non sto avendo un attimo di tempo!
    Ma quel coso tipo astronave aliena che si vede nella foto del grembiule cos’è??

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          1. Una curiosità: ma lo spremi agrumi funziona davvero? Non è che la spremuta va tutta sparsa per la cucina? Ed eventuali membrane degli spicchi dove finiscono? Scusa ma sono proprio curioso perchè più di una volta sono stato tentato di comprarlo….

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            1. Che ridere! Funziona perfettamente: il succo finisce dritto dritto nel bicchiere che metti sotto e sul quale io appoggio il “passino” (non sono sicura si chiami così in italiano…ora mi sfugge perdona). Quindi nel “passino” raccogli semi e polpa e metà agrume che hai spremuto ti resta ovviamente in mano.
              Regalo di una coppia di amici 😉

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